sabato 21 novembre 2015

La mafia voleva uccidere Alfano: lo 'mastichiamo' come Kennedy

"Questo Angelino Alfano è un porco con le persone. Chi minchia glielo ha portato allora qua con i voti di tutti, degli amici, è andato a finire là insieme a Berlusconi ed ora si sono dimenticati di tutti. Tanto che si è dimenticato a tutti che àincà e dalla galera, dalla galera dicono cose tinte su di lui". E' quanto si legge in un'intercettazione registrata fra tre soggetti coinvolti nell'ambito dell'inchiesta "Grande Passo 3", che ha portato a sei fermi a Corleone. 

Dalle carte dell'indagine è emerso come i boss avessero individuato nel ministro dell'Interno il "nemico" responsabile dell'inasprimento del 41 bis, il regime di carcere duro. I tre interlocutori nel loro dialogo maturano come soluzione ai "problemi" proprio l'omicidio del ministro: "Se c'è l'accordo lo fottiamo a questo. Lo fottiamo, gli cafuddiamo (ndr: diamo) una botta in testa". "Non perdiamo la faccia, noialtri siciliani! Di questo si tratta. E' un cane per tutti, per tutti i carcerati Angelino Alfano". 

Proseguendo nella loro conversazione, i tre paragonano le sorti del leader di Ncd a quelle del presidente degli Stati Uniti John Kennedy, ucciso a Dallas nel 1963. "Kennedy era allora il Presidente degli Stati Uniti, perché a Kennedy chi se lo è masticato! Non ce lo siamo masticato noialtri là in America! Ed ha fatto, ha fatto le stesse cose che ha fatto Angelino Alfano, che prima è salito con i voti di cosa nostra americana, e poi gli ha voltato le spalle". La fase ideativa del piano, a questo punto, prevedeva di compiere il delitto direttamente a Roma, dove uno dei coinvolti nell'operazione, diceva di avere a disposizione una casa: "A Roma ho già il posto, a Roma c'è gente che ha una casa e la mette a disposizione da un giorno prima". Successivamente la conversazione è vira sulla migliore opportunità di attendere le future elezioni, in occasione delle quali Alfano sarebbe dovuto rientrare in Sicilia per la sua campagna elettorale; così facendo, in territorio agrigentino, i tre indagati ritenevano molto più semplice dare corso al progetto ai suoi danni.
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