sabato 21 ottobre 2017

Salute, bimbi “meno intelligenti” se vanno al nido

Mamma e papà devono lavorare, c’è da trovare una soluzione per il figlio di pochi mesi: meglio affidarlo alle cure dei nonni o di una babysitter, o degli stessi genitori riducendo magari l’orario lavorativo, oppure iscriverlo all’asilo nido? Dipende dal contesto familiare di partenza: il nido è infatti un’opportunità per i bimbi che provengono da contesti socio-economici svantaggiati, ma un “rischio” per i figli di famiglie abbienti, come dimostra uno studio discusso in occasione del IV Forum della Società Italiana Medici Pediatri (SIMPe) e dell’Osservatorio Nazionale sulla salute dell’infanzia e dell’adolescenza (Paidòss), in corso a Bologna. 

L’indagine mostra infatti che nei piccoli accuditi informalmente da un adulto il quoziente intellettivo misurato alcuni anni dopo, fra gli 8 e i 13 anni, è di 5 punti più elevato rispetto a quello dei coetanei che hanno frequentato il nido; diminuisce però in compenso il rischio di ritrovarsi con qualche chilo di troppo durante la preadolescenza. Lo studio, condotto da Margherita Fort, Andrea Ichino e Giulio Zanella del dipartimento di Scienze Economiche dell’università di Bologna, ha coinvolto circa 500 famiglie che fra il 2001 e il 2005 avevano fatto richiesta di iscrivere il proprio figlio a uno degli asili nido pubblici del Comune di Bologna. 

Le differenze statisticamente significative sono due: i piccoli che avevano frequentato il nido fra zero e due anni avevano un minor rischio di obesità, ma anche un QI di 5 punti inferiore a chi era stato accudito da un adulto, che fosse un nonno o una babysitter o gli stessi genitori. Un calo non preoccupante, visto che i piccoli bolognesi sono risultati molto intelligenti: il QI medio è risultato pari a 116, contro un valore di 100 della media nazionale, per cui anche i “meno intelligenti” erano comunque bimbi assai brillanti.

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