martedì 26 settembre 2017

La Spagna minaccia di arrestare il presidente catalano

E' iniziato il conto alla rovescia nella crisi catalana a 5 giorni dal referendum del primo ottobre, che Madrid vuole impedire "ad ogni costo". In un clima incandescente, la prossima mossa potrebbe essere l'arresto di Carles Puigdemont. "Non sarebbe una buona idea", ha avvertito il presidente catalano, commentando l'ipotesi minacciata dal procuratore dello Stato spagnolo, José Manuel Maza. 

La Chiesa catalana intanto si schiera con il referendum. Oltre 420 ecclesiastici hanno chiesto al Papa di avviare una mediazione con Madrid che permetta lo svolgimento del voto e "fermi la repressione". "Dobbiamo dire 'no' alla repressione e 'sì' alla libertà", ha tuonato durante l'omelia nel Monastero di Montserrat, culla del cattolicesimo catalano, padre Sergi D'Assis Gelpi. 

Molti catalani paragonano il pugno duro di Madrid con la repressione subita durante il franchismo. Puigdemont ha detto che il premier Mariano Rajoy è "il guardiano della tomba di Franco". Per la presidente del parlamento Carme Forcadell, Madrid agisce "come sotto la dittatura". In Catalogna continuano ad arrivare i rinforzi della polizia spagnola, 6mila agenti. 

Oggi la Guardia Civil è entrata in 31 municipi catalani per requisire i manifesti di appoggio al referendum di indipendenza firmati dai sindaci, mentre proseguono gli interrogatori dei 712 sindaci catalani su 948 indagati perché pro-referendum.


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